Certificazione DSA, cos'è e come ottenere la diagnosi

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Nina Komadina

November 3, 2022

La certificazione DSA

Diagnosi DSA: tutti i pezzi del puzzle

Avere a che fare con il mondo dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento significa inevitabilmente prendere confidenza anche con la diagnosi e con la certificazione DSA ufficiale: cos’è, chi la rilascia e come ottenerla.

Da questi due passaggi discendono infatti a cascata una serie di aspetti che cambiano e migliorano la vita degli studenti con DSA: dal diritto a un Piano Didattico Personalizzato alla possibilità di essere affiancati da un tutor dell’apprendimento, passando per la garanzia di strumenti compensativi e misure dispensative.

In questo articolo vedremo:

  • in cosa consiste la diagnosi DSA e quando si può fare;
  • la differenza tra diagnosi clinica e certificazione DSA;
  • come ottenere una diagnosi riconosciuta dalla scuola;
  • cosa cambia a scuola dopo la certificazione.

La diagnosi DSA

La diagnosi di DSA consiste nel riconoscimento, da parte di professionisti, della presenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) in un bambino o in un ragazzo. Con il termine “diagnosi” si intende, infatti, la corrispondenza tra le difficoltà di apprendimento dello studente e uno o più dei quattro quadri riconosciuti come DSA dalla legge 170 del 2010: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia.

Perché una diagnosi di DSA sia davvero fondata, il bambino deve aver già avuto il tempo di imparare a leggere, scrivere e calcolare. Per questo ci sono dei limiti temporali da tenere in considerazione; in altre parole, la diagnosi può essere formulata solo:

  • dalla fine del secondo anno di scuola primaria per dislessia, disortografia e disgrafia;
  • dalla fine del terzo anno di scuola primaria per la discalculia.

Questi paletti sono importanti perché evitano la spiacevole eventualità di falsi positivi, che rischierebbero di far rientrare nei DSA studenti che hanno solo bisogno di un supporto temporaneo per rimettersi al passo con i coetanei. Prima di queste soglie, però, insegnanti e famiglia possono già osservare i segnali di difficoltà e attivare attività di potenziamento.

La valutazione diagnostica viene condotta da un’équipe multiprofessionale, di norma composta da neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista, figure che insieme garantiscono un quadro finale completo. Per arrivare a un responso certo si svolgono diverse sedute, in giorni diversi, con modalità che possono variare da un centro all’altro.

Diagnosi clinica o certificazione DSA?

La diagnosi non va confusa con la certificazione DSA vera e propria, anche se spesso le due cose vanno a braccetto. La certificazione è il documento scritto che segue all’individuazione specialistica di un DSA ed è per questo spendibile anche in ambito scolastico. In altre parole, permette alla famiglia e all’alunno con DSA di ottenere il riconoscimento ufficiale anche da parte della scuola.

Primo piano di una mano che firma un documento con una penna rossa
Avere una certificazione mette nero su bianco il quadro diagnostico dell’alunno in relazione ai DSA.

Il documento viene firmato dagli specialisti dell’équipe e contiene, in genere:

  1. una sintesi dell’anamnesi iniziale, comprese eventuali familiarità per i DSA;
  2. una descrizione dettagliata dei test svolti;
  3. i risultati di ogni test, con la posizione del bambino rispetto ai coetanei (per esempio in percentili): si parla di DSA quando le prestazioni sono significativamente inferiori alla media, in genere sotto il 5° percentile;
  4. il codice diagnostico e le indicazioni per la scuola e per un eventuale percorso riabilitativo, da definire con precisione in base alla crescita dell’alunno.

La certificazione di DSA non ha una vera e propria scadenza, ma va aggiornata nel passaggio da un ciclo scolastico all’altro e, di norma, non prima di tre anni dalla precedente: un aggiornamento periodico ma non troppo ravvicinato del quadro dell’alunno.

Ottenere una diagnosi riconosciuta dalla scuola

Il percorso per la diagnosi di DSA segue di solito dei binari abbastanza definiti. Volendo schematizzare, i passaggi che portano a una certificazione sono questi:

  1. gli insegnanti notano alcune difficoltà dello studente nella lettura, nella scrittura e/o nel calcolo e le comunicano alla famiglia;
  2. la famiglia si rivolge agli specialisti, spesso passando dal pediatra, per un parere sul quadro del bambino;
  3. i professionisti svolgono i test con il bambino seguendo le raccomandazioni della Consensus Conference sui DSA e delle linee guida nazionali, nel rispetto della legge 170 del 2010;
  4. se serve, vengono svolti controlli aggiuntivi, per esempio sulla vista o sull’udito, per escludere altre cause delle difficoltà.

Se i test lo confermano, viene formulata la diagnosi di DSA con la relativa certificazione, utile per il riconoscimento a scuola.

Per avere un documento valido ci si può rivolgere ai servizi pubblici, presenti su tutto il territorio nazionale, oppure a strutture private accreditate o autorizzate dalla Regione. Nel caso del pubblico si fa riferimento al servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Azienda Sanitaria Locale (ASL) di residenza. Le regole sui centri privati cambiano da Regione a Regione: in alcuni casi la diagnosi privata deve essere convalidata dal servizio pubblico, quindi conviene informarsi prima.

Una specialista con una cartellina sorride a un bambino seduto su un pouf durante una valutazione
I test sono pensati per mettere il bambino a suo agio, senza nascondergli il motivo di quelle attività ma senza farlo sentire in difetto.

La certificazione di DSA va poi consegnata alla scuola a cui è iscritto il bambino, verificando che rispetti i requisiti visti sopra. Al momento della consegna la scuola la protocolla e ne prende atto, compresi i punteggi ottenuti nei vari test. Questa attenzione è fondamentale per garantire poi un percorso educativo adatto alla situazione specifica dell’alunno.

Diagnosi DSA: dalla burocrazia alla scuola

Se un bambino ha effettivamente un DSA, è fondamentale presentare la certificazione alla scuola perché possa vivere la migliore esperienza educativa possibile. Dalla consegna del documento discendono infatti diritti cruciali per il suo percorso: in particolare il Piano Didattico Personalizzato (PDP) e i relativi strumenti compensativi e misure dispensative.

In presenza di una certificazione di DSA, infatti, la scuola è tenuta, in base alla legge 170 del 2010 e alle sue Linee guida, a predisporre un PDP per l’alunno. Si tratta di una strategia educativa pensata specificamente per lui, che tiene conto delle sue fragilità e dei suoi punti di forza perché il percorso formativo sia personalizzato e utile alla sua crescita. L’obiettivo a lungo termine è sempre rendere lo studente il più autonomo possibile, così che possa raggiungere più facilmente gli obiettivi prefissati.

Una mamma scherza con il figlio mentre lui fa i compiti al tavolo, entrambi sorridenti
La redazione di un PDP aiuta a rendere l’esperienza di studio positiva per il bambino, che sarà anche meglio predisposto verso le attività didattiche.

Come parte integrante del PDP vengono previsti strumenti compensativi e misure dispensative. I primi rendono il processo di apprendimento più agevole, con mezzi mirati a superare gli ostacoli specifici del bambino: sintesi vocale, calcolatrice, schemi e mappe concettuali. Le seconde garantiscono invece un metro di valutazione adeguato, eliminando situazioni di svantaggio come i tempi troppo stretti per una prova o la lettura ad alta voce davanti alla classe.

Tra gli strumenti compensativi più usati ci sono proprio le mappe concettuali. Con Algor Education, per esempio, si può partire da un capitolo del libro, da un PDF o da una foto degli appunti e ottenere un Set di studio con mappa concettuale, riassunto e sintesi audio, indicando nel percorso di creazione per chi è il materiale (per esempio “studente di 10 anni con dislessia”) così che linguaggio e spiegazioni si adattino. La mappa si può poi personalizzare con colori, immagini nei nodi e un font ad alta leggibilità pensato per la dislessia. Si può provare con il piano gratuito.

Infine, la certificazione DSA permette alla scuola di conoscere il punto di partenza dello studente e fornisce già delle indicazioni sul suo modo di apprendere. Questo rende più facile e immediato anche il ricorso a un tutor dell’apprendimento come figura di supporto allo studio del bambino.

Articolo di Nina Komadina, content creator.

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