Dislessia, cos’è e come affrontarla

January 4, 2022

Capire la dislessia

Dislessia, il disturbo della lettura

Durante il processo di apprendimento, la scrittura, la lettura e il calcolo sono funzioni fondamentali che ogni bambino deve acquisire. Quando parliamo di lettura, il disturbo specifico dell’apprendimento al quale ci riferiamo è la dislessia: ma qual è il suo significato, come si riconosce e, soprattutto, come si può affrontare a scuola e a casa?

In questo articolo prenderemo in esame:

  • cos’è la dislessia e quanto è diffusa;
  • come si manifesta e come legge un alunno con dislessia;
  • come si riconosce e quando si può fare la diagnosi;
  • come affrontarla con il PDP, gli strumenti compensativi e le misure dispensative.

Cos’è la dislessia

La dislessia è quel Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) che colpisce l’ambito della lettura, una delle funzioni principali per l’apprendimento di ogni studente. Si tratta di una difficoltà nel leggere in modo corretto e fluente, che riguarda soprattutto il processo di decodifica, cioè il collegamento tra i segni scritti e i suoni che rappresentano. Oggi è un disturbo abbastanza conosciuto e studiato, anche se in passato componenti relazionali ed emotive tendevano a nasconderlo.

Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2018/2019, gli alunni con una certificazione di DSA in Italia sono circa il 5%, più o meno un alunno per classe, e la dislessia è tra i disturbi più diffusi. Molti sono i miti da sfatare: la dislessia non è una malattia e non esiste quello che a volte si definisce il “dislessico tipico”. Le cause all’origine della dislessia, infatti, sono diverse sia qualitativamente che quantitativamente, e in ogni alunno si valutano con opportune indagini anche eventuali problemi di attenzione o delle funzioni esecutive. Lavorando in maniera accurata sulla lettura e sull’attenzione è possibile ottenere ottimi risultati. Ricordiamo, inoltre, che si parla di dislessia solo in assenza di altri deficit di origine neurologica, sensoriale, sociale o relazionale.

Come si manifesta la dislessia

Quando la dislessia viene analizzata nell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, è molto difficile trovare alunni che abbiano problemi unicamente nella lettura. È frequente osservare situazioni eterogenee, in cui alla difficoltà di lettura si affiancano difficoltà nel calcolo e nella scrittura, nella sfera emotiva, nell’attenzione o nella memoria. In questi casi si parla di comorbilità tra diversi DSA.

Se non viene riconosciuta in tempo e affrontata correttamente, la dislessia può causare agli studenti difficoltà a scuola e nella socialità. Il QI di questi alunni è perfettamente nella norma: la loro difficoltà sta nell’accuratezza della lettura, nella complessità di leggere in maniera scorrevole e nella persistenza del problema nel tempo. Il parametro che convenzionalmente viene utilizzato, soprattutto in ambito scolastico, è la velocità di lettura.

Un libro aperto da cui le lettere si staccano e volano via, a rappresentare la fatica di leggere con la dislessia
La lettura di lunghi testi è faticosa e frustrante per gli studenti con dislessia

Come vede e legge un dislessico

La lettura è un’attività complessa, frutto di un insieme di altre abilità (visive, linguistiche, cognitive) che l’alunno impiega nell’acquisizione di nozioni. La decodifica dell’informazione visiva e la sua elaborazione sono alla base del processo che permette al bambino di imparare a leggere. Molti lettori con dislessia raccontano di vedere parole e lettere che sembrano cambiare direzione, invertirsi o muoversi sulla pagina, anche se all’origine del disturbo c’è soprattutto una difficoltà nell’associare rapidamente lettere e suoni.

Molti perdono il segno, saltano righe e parole, si stancano molto facilmente. È importante inoltre ricordare “l’effetto crowding”, o affollamento visivo: l’alunno fatica a identificare uno stimolo centrale quando è circondato da altri stimoli, come accade con una lettera in mezzo a una riga fitta di testo. Per questo, in alcuni casi, si raccomanda di aumentare lo spazio tra le parole e tra le lettere. Di seguito una simulazione di come può apparire un testo a un alunno con dislessia:

Simulazione di un testo come può apparire a un lettore con dislessia, con lettere scambiate, sovrapposte e fuori riga
Simulazione di come può risultare la lettura di un testo per un dislessico

Come si riconosce la dislessia

Quando in classe siamo di fronte a un alunno con un problema di decodifica, di comprensione del testo o di lentezza nella lettura, potremmo avere di fronte un alunno con dislessia. A volte basta anche uno solo di questi segnali per allertare l’insegnante e mettere in moto il sistema di osservazione diretta e indiretta. Quando l’insegnante percepisce una difficoltà di questo tipo, ne parla per prima cosa con i genitori, che potranno rivolgersi ai servizi sanitari; saranno poi i test specifici sulla lettura a stabilire se si tratta davvero di dislessia.

I servizi sanitari cercheranno di arrivare a una prima valutazione in tempi rapidi e compatibili con l’inizio o il prosieguo delle attività scolastiche; da quel momento prendono il via gli interventi specifici. È importante sottolineare che la diagnosi di dislessia non può essere fatta prima della fine della seconda classe della scuola primaria: prima di allora si può lavorare con attività di potenziamento della lettura. Se vuoi approfondire l’iter, trovi tutti i passaggi nell’articolo sulla certificazione DSA.

Come affrontare la dislessia: PDP, strumenti compensativi e dispensativi

In caso di alunni con dislessia, la scuola può mettere in atto una serie di strategie per creare una situazione di apprendimento ottimale. Alcune di esse possono essere:

  • evitare le situazioni che generano frustrazione, come leggere a voce alta in classe;
  • ridurre il carico di compiti che prevedono una lettura individuale, proponendo ad esempio materiale grafico come una mappa concettuale;
  • rafforzare l’abilità di lettura con esercizi alternativi e di potenziamento;
  • pensare sempre in ottica compensativa e dispensativa;
  • essere sempre accoglienti nei confronti del bambino e delle sue difficoltà.

È opportuno sottolineare l’importanza, in questi casi, del Piano Didattico Personalizzato (PDP). Il PDP viene redatto dalla scuola, in accordo con la famiglia, a partire dalla diagnosi di DSA, e viene aggiornato ogni anno: contiene gli strumenti, le misure e le modalità di verifica che permettono allo studente con dislessia di raggiungere gli stessi obiettivi della classe. La diagnosi, invece, viene di norma aggiornata al passaggio da un ciclo scolastico all’altro.

Strumenti compensativi e misure dispensative

Dal momento in cui riceve la diagnosi, la scuola mette a disposizione dell’alunno strumenti compensativi e misure dispensative. Il riferimento normativo è la Legge 8 ottobre 2010, n. 170:

“Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”. La legge riconosce quattro DSA (dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia) e pone come obiettivo il successo scolastico degli alunni con DSA, valorizzandone i punti di forza attraverso percorsi individualizzati e garantendo loro le stesse opportunità dei coetanei.

Ma a cosa ci riferiamo, in concreto, quando parliamo di strumenti compensativi e misure dispensative? Entrambi aiutano l’alunno con dislessia ad attenuare l’impatto del disturbo, ricreando una modalità di apprendimento più vicina alle sue caratteristiche. Il loro obiettivo non è rendere il compito più facile, ma permettere allo studente di dimostrare davvero ciò che sa.

Gli strumenti compensativi sollevano il bambino dislessico dalle attività più automatiche e “meccaniche”, come la decodifica di un testo lungo, lasciandogli energie per comprendere e ragionare. Ecco qualche esempio:

Le mappe concettuali si sono rivelate per gli studenti con dislessia un ausilio significativo durante il processo di apprendimento. Permettono di scomporre un argomento senza grandi difficoltà, creano una sequenza chiara tra i concetti e, grazie al poco testo, rendono la memorizzazione più semplice e agile. Possono essere una valida linea da seguire sia per i genitori che per i docenti, come spieghiamo nell’articolo sulle mappe concettuali per DSA. Con Algor, ad esempio, puoi trasformare un capitolo del libro o i tuoi appunti in una guida di studio con la mappa concettuale, il riassunto e una panoramica audio da ascoltare invece di leggere; creandola puoi anche indicare per chi è, per esempio “studente con dislessia”, e chiedere un linguaggio semplice e un formato schematico. Per leggere con meno fatica puoi anche attivare un font ad alta leggibilità pensato proprio per la dislessia.

Quando invece un docente decide di esonerare un alunno da una determinata attività, come la lettura ad alta voce o la copiatura dalla lavagna, si dice che mette in atto delle misure dispensative, rispettando i suoi tempi e la sua personalità e personalizzando anche la valutazione.

Articolo di Mariana Ciaglia, pedagogista.

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