BES: cosa sono i Bisogni Educativi Speciali?

November 21, 2021

Capire i BES

Panoramica sui BES

Qual è il significato di BES? Con questa sigla ci riferiamo ai Bisogni Educativi Speciali: situazioni particolari di alunni e studenti con disturbi, disabilità certificata o condizioni di svantaggio socioeconomico, linguistico o culturale che incidono sul rapporto con la famiglia, la scuola e l'apprendimento.

Non si tratta di casi isolati: tra alunni con disabilità, con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e in situazioni di svantaggio, gli studenti con BES sono presenti praticamente in ogni classe italiana, e il loro numero è cresciuto negli ultimi anni anche grazie a una maggiore attenzione da parte di scuole e famiglie.

Spesso si parla erroneamente di BES come di una categoria diagnostica: in realtà si tratta di un “termine ombrello” che indica una categoria scolastica e comprende situazioni molto diverse tra loro. L’obiettivo è andare incontro alle particolari esigenze che gli alunni possono manifestare, a volte anche solo per un periodo limitato e in assenza di una diagnosi clinica.

Cercheremo di capire meglio cosa sono i Bisogni Educativi Speciali, quali strategie vengono usate e in che modo una buona sinergia fra famiglia, scuola e specialisti può permettere ai ragazzi con BES di superare difficoltà e ostacoli all'apprendimento che spesso sembrano insormontabili. Vedremo anche qual è il ruolo dei nuovi strumenti digitali per la didattica inclusiva.

In questo articolo troverai:

  • cosa sono e quali sono i BES, con la differenza tra diagnosi e certificazione;
  • le tre grandi categorie di alunni con BES;
  • le strategie previste: PDP e PEI;
  • il ruolo di famiglia e scuola;
  • la didattica inclusiva e le tecnologie digitali che la supportano.

Cosa sono e quali sono i BES?

I Bisogni Educativi Speciali (BES) sono esigenze di apprendimento particolari, permanenti o temporanee, che alcuni alunni possono manifestare per motivi molto diversi. Il termine nasce per favorire e rafforzare l’inclusione scolastica. In Italia è diventato di uso comune con la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, seguita dalla Circolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013: un vero punto di svolta, perché ha stabilito che spetta ai docenti individuare le esigenze specifiche di apprendimento e i metodi didattici più adatti agli alunni con BES.

La sigla BES può riguardare casi molto diversi tra loro, ma possiamo raggrupparli in tre grandi aree (come mostrato nella mappa):

  • Disabilità certificate secondo la legge 104 del 1992;
  • Disturbi evolutivi specifici, come i Disturbi Specifici dell'Apprendimento riconosciuti dalla legge 170 del 2010;
  • Situazioni di svantaggio socioeconomico, linguistico o culturale, non supportate da una diagnosi specifica ma che comportano comunque difficoltà nel percorso scolastico.
Mappa concettuale sui Bisogni Educativi Speciali divisa in tre rami: disabilità certificate (legge 104/92) con PEI, disturbi evolutivi specifici e DSA (legge 170/2010) con PDP, svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale
Alunni con BES, le tre macroaree in una mappa concettuale realizzata con Algor Education (fonte: MIUR)

Tra i disturbi evolutivi specifici rientrano anche i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, dell’attenzione e dell’iperattività. Con ADHD (acronimo inglese di Attention Deficit Hyperactivity Disorder) ci riferiamo a bambini e ragazzi con difficoltà di concentrazione, di controllo dell’attenzione e/o dell'attività. Inoltre, una nota ministeriale del 2019 ha chiarito che anche gli alunni plusdotati possono rientrare tra i BES, a discrezione del consiglio di classe.

Bambini in classe alzano la mano per rispondere mentre la maestra spiega alla lavagna
BES è un termine ombrello e inclusivo

Diagnosi, certificazione e insegnante di sostegno

L'identificazione dei Bisogni Educativi Speciali di un bambino o di un ragazzo è essenziale per garantirgli l’accesso all’apprendimento e deve essere una priorità per gli insegnanti e per la scuola.

Questo richiede approcci costruiti caso per caso, vista la situazione unica di ogni studente, ma sempre rivolti all'inclusione, mai alla marginalizzazione.

La grande varietà di condizioni alla base dei BES (disabilità, situazioni sociali, culturali, economiche) rende necessario distinguere con attenzione i singoli casi. Prima di analizzarli nello specifico, facciamo un po' di chiarezza sulla terminologia:

  • La diagnosi è una valutazione clinica fatta da psicologi o medici: assegna un’etichetta diagnostica e descrive le caratteristiche con cui si manifesta il disturbo. Qui servono due precisazioni. La prima è che una diagnosi non scade, anche se nel caso dei DSA viene richiesto di aggiornarla nel passaggio da un ciclo scolastico all’altro. La seconda è che non esiste una diagnosi di BES, come invece esiste una diagnosi di DSA.
  • La certificazione è un documento con valore legale, rilasciato da servizi pubblici o da strutture accreditate con personale specializzato (psicologi, neuropsichiatri, logopedisti). Le procedure di rilascio sono regolate dalla legge 104/92 per la disabilità e dalla legge 170/2010 per i DSA.
  • Non tutti gli alunni con BES hanno diritto all'insegnante di sostegno! L’insegnante di sostegno è previsto quando c’è una certificazione di disabilità ai sensi della legge 104/92, anche nei casi in cui i DSA coesistono con altri disturbi per i quali si applica la legge 104.

Ora che la terminologia è chiara, analizziamo nel dettaglio le tre macro-categorie di BES.

Alunni con disabilità

Parliamo di alunni con disabilità motorie, sensoriali e/o cognitive, tutelati dalla legge 104 del 1992, che prevede l’assegnazione di un insegnante di sostegno quando la condizione di disabilità viene accertata e certificata. Per bambini e ragazzi con disabilità certificata la scuola deve predisporre il Piano Educativo Individualizzato (PEI), che vedremo più avanti nel dettaglio.

Alunni con disturbi evolutivi come i DSA

Molto spesso i bisogni educativi speciali (BES) vengono confusi con i disturbi specifici dell'apprendimento (DSA). Il DSA è un disturbo evolutivo e per questo rientra tra i bisogni educativi speciali. In altre parole, il DSA è un BES! Ma qual è allora la differenza tra BES e DSA?

Il DSA rientra nei bisogni educativi speciali, mentre BES indica un insieme di esigenze educative che non si limita alla categoria dei disturbi.

Per gli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento è previsto un Piano Didattico Personalizzato (PDP), predisposto dalla scuola in accordo con la famiglia, e l’uso di strumenti compensativi e misure dispensative che possano garantire il successo scolastico.

Per gli altri disturbi evolutivi specifici (disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria ecc.), come per i DSA, non è previsto l'insegnante di sostegno, ma la normativa consente di ricorrere agli stessi strumenti compensativi e alle stesse misure dispensative previsti per i DSA. Solo se il disturbo è accompagnato da una certificazione di disabilità ai sensi della legge 104 si può ottenere anche l’insegnante di sostegno.

Alunni con situazioni di svantaggio socioeconomico

Rientrano in questa macro-categoria gli alunni che vivono una situazione meno netta e più sfumata, in cui per esempio non esiste una diagnosi o una certificazione. Si tratta di un gruppo di bambini e ragazzi molto numeroso nella scuola italiana.

Per fare alcuni esempi pratici, questa categoria include (senza pretesa di completezza):

  • alunni stranieri arrivati da poco in Italia che non hanno ancora imparato la lingua;
  • alunni provenienti da contesti familiari o socioeconomici difficili;
  • alunni con difficoltà di tipo comportamentale e relazionale;
  • alunni con un iter di certificazione non ancora completato.

Pur senza diagnosi o certificazione, queste situazioni vengono individuate sulla base di elementi oggettivi (per esempio una segnalazione dei servizi sociali) o di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche.

Per questi alunni di solito non è previsto un insegnante di sostegno. Il Ministero invita ad adottare un approccio educativo, non meramente clinico: il consiglio di classe valuta se predisporre un PDP e, se decide di non farlo, deve motivare la scelta a verbale.

Se un alunno è in attesa della certificazione di DSA, il consiglio di classe può comunque adottare strumenti compensativi e misure dispensative come se la diagnosi fosse già arrivata, per non penalizzarlo a causa dei tempi del servizio sanitario.

Un bambino stanco con la mano sulla fronte mentre fa i compiti, con la famiglia sul divano sullo sfondo
Gli alunni con BES possono mostrare affaticamento, difficoltà di concentrazione e di integrazione

Quali strategie: PDP o PEI

Come abbiamo visto, gli alunni con BES possono avere un Piano Didattico Personalizzato (PDP) o un Piano Educativo Individualizzato (PEI), a seconda della tipologia di BES in cui rientrano. Sono strumenti chiave per l’inclusione di alunni che altrimenti rischierebbero di restare “indietro” rispetto al resto della classe. Vediamo più nello specifico cosa si intende con PDP e PEI.

PDP: Piano Didattico Personalizzato

Con il PDP gli insegnanti definiscono la strategia didattica personalizzata e inclusiva più efficace per l’alunno con DSA o con altri BES, indicando gli strumenti compensativi e le misure dispensative più utili in base al suo profilo di apprendimento, osservato dagli insegnanti, e ai punti di forza e di debolezza che emergono dalla diagnosi.

Il PDP, introdotto con la legge 170/2010 e le sue Linee guida, è obbligatorio per gli alunni con diagnosi di DSA e facoltativo per gli altri alunni con BES. Viene redatto dal consiglio di classe e diventa ufficiale con la firma dei genitori, dei docenti e del Dirigente scolastico. Con il PDP si costruisce un percorso formativo su misura per i ragazzi che presentano difficoltà di apprendimento. Proprio perché è personalizzato, non è facile stabilirne a priori i contenuti in modo rigido; possiamo però individuare alcuni requisiti minimi:

  • dati generali sull'alunno, sulla famiglia, sulla diagnosi e sugli eventuali interventi già realizzati;
  • valutazione iniziale delle abilità dell'alunno e del suo comportamento nei diversi contesti;
  • caratteristiche del processo di apprendimento e tecniche di studio utilizzate;
  • obiettivi specifici di apprendimento (eventualmente diversi da quelli della classe);
  • strategie, metodologie e attività didattiche;
  • misure dispensative e strumenti compensativi;
  • criteri e modalità di verifica e valutazione;
  • patto con la famiglia.

PEI: Piano Educativo Individualizzato

Il PEI, da non confondere con il PDP, è un documento di progetto che contiene gli interventi educativi e didattici e gli obiettivi previsti per l’alunno con disabilità certificata. Viene elaborato e approvato dal Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione (GLO), di cui fanno parte i docenti della classe, compreso l’insegnante di sostegno, la famiglia e le figure sociosanitarie che seguono l’alunno. Dal 2020 esiste un modello nazionale di PEI, uguale per tutte le scuole.

Il PEI viene redatto ogni anno e contiene, tra le altre cose:

  • gli obiettivi didattici, educativi e di apprendimento: tra gli obiettivi rientrano anche l’inclusione, la socializzazione e, più in generale, il benessere dell’alunno a scuola;
  • le attività didattiche, l’organizzazione degli orari e delle attività, insieme ai metodi e ai sussidi utilizzati;
  • i criteri e le modalità di valutazione;
  • il rapporto tra la scuola e il contesto extrascolastico.

Come il PDP, non è un documento immutabile: viene verificato durante l’anno scolastico per valutarne l’efficacia e modificato per tenere conto dei risultati raggiunti, per aggiornare o confermare gli obiettivi e per adattarlo alle necessità emerse strada facendo.

Il ruolo di famiglia e scuola con i BES

Per definire una strategia comune che risponda nel modo giusto alle esigenze dell’alunno, è molto importante che si crei un rapporto di collaborazione tra la famiglia, gli insegnanti, la scuola e gli specialisti che si occupano delle valutazioni, quando necessario.

La famiglia non ha solo un ruolo fondamentale nell’identificazione del problema, ma resta parte attiva durante tutto il percorso dell’alunno. I genitori condividono le linee del PDP o del PEI, possono confrontarsi con i docenti e con gli specialisti che hanno redatto la diagnosi (quando esiste) e vigilano sulla corretta applicazione del piano.

La scuola deve essere un luogo di accoglienza e inclusione, capace di adattarsi alle esigenze specifiche dell’alunno senza farlo sentire emarginato rispetto ai compagni. I docenti hanno un ruolo attivo nell’osservare i bisogni educativi speciali e nel dialogo con la famiglia e gli specialisti, e spetta a loro individuare le esigenze di apprendimento e i metodi didattici più adatti.

BES e didattica inclusiva

Grazie a una crescente consapevolezza sul tema dei BES e a un personale scolastico sempre più preparato, la scuola si sta spostando sempre di più sulla strada dell’inclusione, per ridurre il più possibile il peso dello svantaggio vissuto da bambini e ragazzi con BES. Le norme ministeriali indicano che agli studenti con Bisogni Educativi Speciali vanno garantite:

  • una didattica personalizzata e più inclusiva;
  • la possibilità di usare strumenti compensativi, che compensano le abilità carenti;
  • misure dispensative, che permettono di non svolgere alcune attività o prestazioni senza abbassare la qualità del percorso formativo;
  • una valutazione adeguata, che tenga conto delle necessità specifiche dell'alunno. Nella maggior parte dei casi l’alunno con BES sostiene le stesse prove dei compagni, ma può essere supportato, per esempio, da strumenti compensativi o da più tempo a disposizione; per gli alunni con disabilità il PEI può prevedere anche prove differenziate.

La scuola deve adottare “la politica dell’inclusione” come strategia per rispondere in modo efficace alla diversità. La diversità va vista come un valore aggiunto e non come un fattore di disturbo. Per farlo, tutti gli “attori” (famiglia, scuola, specialisti) devono collaborare, adottando e condividendo strategie e buone pratiche educative.

In ogni classe ci sono alunni che richiedono un’attenzione speciale per ragioni diverse, e una scuola inclusiva deve saperle leggere tutte e dare risposte adeguate. La scuola “inclusiva” è quella che coglie la presenza di BES come un’occasione per ripensare le pratiche educative e didattiche.

Strategie di didattica inclusiva

Alcune strategie per favorire l'inclusione in una classe con alunni con BES:

  • creare un clima inclusivo: valorizzare, accettare e rispettare la diversità;
  • adattare lo stile di insegnamento e i materiali didattici, anche con le nuove tecnologie digitali;
  • essere flessibili e modificare le strategie in itinere;
  • trovare punti di contatto tra la programmazione di classe e quella personalizzata;
  • promuovere un approccio cooperativo tra gli alunni;
  • favorire la creazione di reti con famiglia, territorio e specialisti;
  • curare l’aggiornamento professionale continuo: l’insegnamento è anche un’“attività di apprendimento”, e i docenti sono responsabili della propria formazione per tutto l’arco della vita.

Tecnologie digitali per la didattica inclusiva

Due bambini sorridenti guardano insieme un tablet
Le tecnologie digitali possono supportare nuove metodologie di didattica inclusiva e collaborativa

Didattica inclusiva vuol dire anche adattare lo stile di insegnamento e i materiali didattici alle nuove tecnologie digitali. Strumenti come:

  • applicazioni e software per creare schemi e mappe concettuali, come Algor Education;
  • OCR, per convertire automaticamente un documento o un’immagine in testo;
  • lavagne digitali, per disegnare, lavorare con le immagini e annotare PDF;
  • sintesi vocale, per ascoltare il testo;
  • dettatura vocale;

possono aiutare i docenti ad applicare nuove metodologie di didattica inclusiva e collaborativa. Con Algor, per esempio, un insegnante può partire da una dispensa, da un PDF o da una foto del libro e ottenere un Set di studio con mappa concettuale, riassunto e sintesi audio; nel percorso di creazione può indicare per chi è il materiale (per esempio uno studente con dislessia) e chiedere un linguaggio più semplice. Chi ha la dislessia può anche leggere con un font ad alta leggibilità e personalizzare la mappa con colori e immagini nei nodi. Lo stesso Set si può poi condividere con tutta la classe, così che ognuno studi con il formato più adatto a sé senza ricevere una versione visibilmente diversa.

AUTORE
Algorito Waving

Trasforma i tuoi testi in mappe concettuali, flashcards e quiz

Prova gratis

Faq

Domande Frequenti

No items found.

Inizia subito con Algor

Trasforma i tuoi contenuti in percorsi di apprendimento visuali, interattivi e personalizzati.