PDP, cos'è e chi redige il Piano Didattico Personalizzato

Nina Komadina

July 20, 2022

Un piano personalizzato

Il PDP come strumento per la didattica inclusiva

Chi lavora nel mondo della scuola sa bene che negli ultimi anni è cresciuta molto l’attenzione verso gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e Bisogni Educativi Speciali (BES). Sono molte le strategie adottate per migliorarne l’esperienza scolastica, con una scommessa sempre più forte del Ministero dell’Istruzione sulla didattica inclusiva e sulla personalizzazione dei percorsi. Al centro di questa strategia c’è il PDP, il documento che a scuola mette nero su bianco come accompagnare ciascuno di questi studenti.

Per gli insegnanti è quindi sempre più importante conoscere gli strumenti a disposizione e quelli previsti dalla normativa per gli studenti con DSA e BES. Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) è la colonna portante su cui si basa tutta la strategia didattica per lo studente durante l’anno.

In questo articolo vedremo:

  • cos’è il PDP, da quali norme nasce e a cosa serve;
  • quando va redatto e chi lo redige;
  • come funziona per gli studenti con BES;
  • quali contenuti deve avere un PDP completo.

Origini e finalità del PDP

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) nasce dalla legge n. 170 del 2010, che ha riconosciuto i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e ha dato agli studenti con DSA il diritto a una didattica individualizzata e personalizzata. Il documento vero e proprio è stato poi definito dal decreto ministeriale 5669 del 2011 e dalle Linee guida allegate, attuative della legge. Solo in seguito, con la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 sui Bisogni Educativi Speciali (BES) e la circolare n. 8 del 2013, la possibilità di un PDP è stata estesa anche ad altri alunni in difficoltà.

Proprio a partire dal 2010 si è preso atto, anche a livello normativo, che la strada migliore con DSA e BES è l’individualizzazione dei percorsi. Lasciando da parte le logiche correttive adottate in passato, si è scelta una via che punta a valorizzare il singolo alunno, invece di omologarlo a norme che non gli appartengono.

Bambino stanco appoggiato a una pila di quaderni, con davanti un cartello con la scritta HELP!
La didattica inclusiva si modifica, si adatta allo studente e viene incontro alle sue specificità.

Si segue così un doppio binario: da un lato gli studenti vanno aiutati con strumenti compensativi e misure dispensative; dall’altro vanno valorizzati nei loro punti di forza. Per fare tutto questo in modo organico serve un documento unico, che eviti di ritrovarsi con singoli strumenti senza un obiettivo comune.

È qui che entra in gioco il Piano Didattico Personalizzato. Per gli studenti con una diagnosi di DSA la sua stesura da parte del consiglio di classe è obbligatoria; per gli studenti con BES senza certificazione, invece, è il consiglio di classe a valutare se adottarlo.

Il PDP: aiuto per gli studenti, strumento per gli insegnanti

In che senso il PDP aiuta gli studenti? È stato pensato per rendere la didattica più inclusiva e attenta alle necessità dei singoli alunni. Il fatto che lo studente sia seguito con un approccio condiviso e costruito su misura aiuta a raggiungere gli obiettivi anche in presenza di difficoltà di apprendimento.

Un altro punto centrale è la continuità del percorso educativo. La coerenza negli interventi e nel supporto aiuta molto gli alunni con DSA o BES, che hanno bisogno di quanta più stabilità possibile per concentrarsi sul proprio apprendimento.

I benefici per gli studenti sono ovviamente in primo piano, ma anche gli insegnanti traggono grandi vantaggi dalla stesura del PDP. Avere indicazioni condivise è infatti un punto di riferimento importante nella scelta degli strumenti compensativi (come le mappe concettuali o i software di sintesi vocale) e delle misure dispensative.

Inoltre, la stesura del documento è un’occasione di confronto con la famiglia e con gli specialisti che seguono il bambino o il ragazzo. In questo modo gli insegnanti possono conoscere meglio non solo le specificità di apprendimento dell’alunno, ma anche il suo carattere, importante per trovare il modo migliore di accompagnarlo.

Tempistiche e primi passi del PDP

Il PDP è un piano temporaneo, pensato per personalizzare il percorso anche in base all’età e alla fase di crescita dello studente. Va redatto ogni anno scolastico ed è preceduto da un’attenta fase di osservazione, in cui si cerca di capire le caratteristiche dello studente e di individuare le strategie migliori per aiutarlo.

Nelle prime fasi, anche se la stesura del PDP è collegiale, il coordinatore di classe raccoglie un quadro generale sullo studente, sia tramite la diagnosi di DSA consegnata dalla famiglia alla scuola, sia tramite il confronto con famiglia e specialisti. La fase preparatoria non deve comunque durare troppo: secondo le Linee guida, il PDP va redatto entro il primo trimestre dell’anno scolastico (o entro tre mesi dalla consegna della diagnosi, se arriva in corso d’anno).

Come compilare il PDP

Chi redige il PDP?

La responsabilità della redazione del PDP è del consiglio di classe (alla scuola primaria, del team dei docenti). Quando arriva una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento, i docenti hanno il dovere di elaborare il documento in sede collegiale, calibrando le misure sulle specificità del singolo alunno.

Per ottenere un piano davvero utile, le indicazioni ministeriali invitano i docenti a coinvolgere i genitori e gli specialisti che seguono l’alunno (come il neuropsichiatra infantile, lo psicologo o il logopedista che hanno effettuato la diagnosi). Ogni adulto di riferimento che conosce lo studente può aiutare a personalizzare ancora di più il PDP, rendendolo più efficace.

Un ragazzo con gli occhiali che fa i compiti al tavolo insieme a mamma e papà
Confrontarsi con la famiglia dell’alunno è molto importante per creare un PDP davvero attento alle sue specificità.

In ogni caso, il PDP va condiviso con la famiglia prima di diventare ufficiale e viene firmato dal dirigente scolastico, dai docenti e dai genitori. Questo passaggio garantisce che tutti gli adulti coinvolti siano d’accordo sul piano e crea un punto di incontro tra vita scolastica ed extrascolastica.

L’organizzazione degli incontri e la raccolta delle firme spettano di solito al docente coordinatore della classe. Una volta ottenuto il documento finale, una copia viene conservata agli atti della scuola e una consegnata alla famiglia, così che tutte le parti restino informate.

Attenzione a non confondere il PDP con il PEI (Piano Educativo Individualizzato): il PEI è il documento previsto per gli alunni con disabilità certificata ai sensi della legge 104/1992, mentre il PDP riguarda gli studenti con DSA e, se il consiglio di classe lo decide, con altri BES.

Il Piano Didattico Personalizzato e gli studenti BES

Le norme prevedono che, se necessario, un piano personalizzato possa essere redatto anche per gli studenti con BES, in base alle esigenze di ciascuno. Gli strumenti saranno ovviamente diversi, ma i benefici possono essere altrettanto validi e migliorare sensibilmente l’esperienza scolastica anche di chi non ha un DSA certificato.

L’idea di un PDP anche per studenti con bisogni specifici ma senza una diagnosi vera e propria nasce per rendere l’ambiente scolastico il più inclusivo possibile. E poiché sono gli insegnanti ad avere esperienza diretta degli alunni in classe, le indicazioni ministeriali lasciano al consiglio di classe la decisione, motivata e verbalizzata, di usare questo strumento anche al di fuori dei casi certificati.

Questo approccio può aiutare non solo chi ha un BES, ma anche chi è in attesa di una diagnosi di DSA. In altre parole, redigere subito un PDP può sostenere uno studente indipendentemente dall’“etichetta” associata, spostando l’attenzione sull’efficacia di un percorso personalizzato.

I contenuti del PDP

Essendo un documento centrale nel percorso degli studenti con DSA e BES, il PDP prevede alcuni “contenuti minimi” da compilare sempre. Per redigere un documento completo, dunque, dovrete inserire:

  1. i dati generali dello studente, informazioni sul contesto familiare ed eventuali diagnosi o interventi già attivati;
  2. una panoramica iniziale delle abilità dell’alunno;
  3. un commento sulla condotta generale dello studente, meglio se non solo a scuola ma anche in famiglia;
  4. le caratteristiche del processo di apprendimento dell’alunno;
  5. le modalità di studio che adotta;
  6. gli obiettivi individuati per lo studente, che possono coincidere con quelli della classe o, se serve, discostarsene;
  7. l’elenco e la descrizione delle misure dispensative e degli strumenti compensativi da adottare (come mappe concettuali o software di sintesi vocale);
  8. i criteri e le modalità di verifica e valutazione, eventualmente personalizzati, che verranno adottati;
  9. il patto con la famiglia ed eventuali osservazioni aggiuntive.

Oltre a questi contenuti minimi, il documento può essere integrato da relazioni degli specialisti o da osservazioni aggiuntive dei docenti.

Un Set di Algor aperto su desktop: a sinistra l’indice con sezioni e pagine, al centro la pagina con la sua mappa concettuale e i pulsanti per ripassare con le flashcard e iniziare la verifica
Mappe concettuali, riassunti e sintesi vocale sono alcuni degli strumenti compensativi da indicare nel PDP. Con Algor, per esempio, ogni pagina di un Set creato dal tuo materiale ha la sua mappa concettuale.

Molti di questi strumenti oggi sono digitali. Con Algor, ad esempio, uno studente può trasformare un capitolo del libro o i propri appunti in un Set di studio con mappe concettuali create in automatico, riassunti e panoramica audio, e può farsi leggere ad alta voce il testo con la funzione Ascolta, oltre a scegliere un font ad alta leggibilità pensato per la dislessia: strumenti che si possono indicare nel PDP e usare sia a casa sia in classe.

Ricordate infine che il piano personalizzato è pensato per accompagnare lo studente e valorizzarne i progressi. Il PDP non è quindi qualcosa di immodificabile: al contrario, va aggiornato e adattato quando le circostanze lo richiedono. Come abbiamo visto anche in altri articoli del Blog Algor, strumenti compensativi e misure dispensative vanno adattati allo studente anche in base alla sua risposta, tenendo presente la progressività del percorso formativo.

Articolo di Nina Komadina, content creator.

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