Discalculia, cos'è e come affrontarla

January 15, 2022

Capire la discalculia

Discalculia, il DSA del calcolo

Il percorso formativo di alcuni bambini può essere segnato da una difficoltà nel mettere in relazione tra loro i numeri e i processi matematici: questa difficoltà si chiama discalculia. Ogni qualvolta parliamo di discalculia siamo di fronte ad alunni con un QI perfettamente nella norma e in assenza di altri deficit di origine neurologica o sensoriale o di situazioni di svantaggio sociale e relazionale che possano spiegare le difficoltà. Ci riferiamo, infatti, a tutta una serie di situazioni caratterizzate da mancata decodifica, trascrizione e memoria.

In questo articolo prenderemo in esame:

  • cos’è la discalculia;
  • come riconoscerla;
  • come si manifesta e come si arriva alla diagnosi;
  • come affrontare la discalculia, con strumenti e soluzioni utili a scuola e a casa.

Cos’è la discalculia

Quando parliamo di discalculia ci riferiamo a una condizione che può comparire in maniera isolata o insieme ad altri DSA, come dislessia e disgrafia, e che riguarda una quota non trascurabile dei bambini in età scolare. Secondo i dati del MIUR aggiornati all’anno scolastico 2018-2019, sono circa 100.000 gli studenti con diagnosi specifica di discalculia, anche se il dato potrebbe essere sottostimato. Si tratta di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) legato alla difficoltà di mettere in relazione i sistemi numerici, le operazioni e tutto ciò che riguarda l’ambito della matematica.

Una ragazza scrive alla lavagna
I problemi nel calcolo possono causare risultati insufficienti a scuola e frustrazione nei ragazzi e nelle ragazze con discalculia

Il bambino che presenta i tratti della discalculia ha tra le sue caratteristiche: il ripetere in maniera costante errori durante la fase dei calcoli, fare confusione nell’utilizzo dei segni matematici, invertire i numeri. Potremmo definire la discalculia come il corrispondente, nelle discipline matematiche, della dislessia.

Come riconoscere la discalculia

Sin dai primi approcci con il mondo matematico l’alunno con sospetta discalculia mostra alcune peculiarità. Tra i principali segnali che possono portare a una successiva diagnosi troviamo:

  • Scrittura e riscrittura errata dei numeri, cifre invertite. Ad esempio, il 2 spesso viene confuso con il 5;
  • Difficoltà nella numerazione al contrario, nella sua lettura, nella memorizzazione;
  • Incapacità di stabilire una relazione tra numero e quantità;
  • il segno + e quello – vengono confusi, così come quelli delle operazioni della divisione e della moltiplicazione;
  • Le consegne scolastiche vengono svolte con estrema lentezza, vi è una difficoltà nel memorizzare le regole relative al riporto e alle tabelline;
  • Posizione sbagliata delle cifre quando si svolgono le operazioni in colonna.

Purtroppo, a causa delle difficoltà riscontrate, spesso un bambino con discalculia non riesce a stare al passo con i compagni e a svolgere con la stessa facilità i compiti assegnati, riportando molto spesso un livello di preparazione insufficiente ed elevati livelli di frustrazione.

Ricordiamo che la competenza nel calcolo si basa su una serie di procedure che, quando non sono automatizzate, richiedono livelli di attenzione molto elevati per portare a termine gli obiettivi. Molti alunni con discalculia presentano inoltre situazioni di comorbidità con altri DSA, cioè una discalculia associata anche a dislessia e disortografia.

Come si manifesta la discalculia, la diagnosi

La discalculia viene spesso suddivisa, in modo convenzionale, in primaria e secondaria.

Si parla di discalculia primaria quando a essere coinvolte sono tutte le abilità che riguardano l’ambito numerico e del calcolo, mentre si parla di secondaria quando, oltre alla discalculia abbiamo anche chiari segnali di dislessia e disortografia.

L’obiettivo che il docente condivide con la famiglia, gli specialisti e il resto dei compagni è il raggiungimento dell’autonomia del bambino attraverso metodologie specifiche. Ma come tutto questo può prendere forma e realizzarsi? È bene prima di tutto ricordare che una diagnosi di discalculia di norma non può essere fatta prima della fine della terza classe della scuola primaria, quando le abilità di calcolo dovrebbero essere ormai consolidate. La valutazione è affidata a un’équipe di specialisti, di solito neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista, del Servizio sanitario nazionale o di strutture accreditate (qui trovi come funziona la certificazione DSA).

Successivamente, sulla base dei dati raccolti e dei test proposti al bambino, gli esperti si orientano su come procedere, si stabilisce se avviare un vero e proprio iter per stilare una diagnosi definitiva oppure continuare con la somministrazione di test. Ciò avviene perché ogni alunno è differente e può presentare in associazione alla discalculia altre caratteristiche. In questa fase l’obiettivo che gli specialisti vogliono raggiungere è quello di raccogliere quante più informazioni possibili in modo da avere un profilo chiaro dello studente. Il profilo tracciato guida gli esperti nella ricerca dei punti di forza e debolezza dell’alunno.

Come affrontare la discalculia, strumenti e soluzioni

Come previsto dalla Legge n.170/10, che ha riconosciuto la discalculia come DSA, e dalle relative Linee guida, gli studenti con discalculia possono ad esempio:

  • Utilizzare la calcolatrice durante le prove di valutazione previste dal docente, compiti a casa, test di accesso, prove universitarie;
  • Beneficiare di tempistiche più lunghe per lo svolgimento delle prove di valutazione (aggiunta di tempo);
  • Consultare la tavola pitagorica e formulari.

Inoltre, grazie a un percorso educativo (Piano Didattico Personalizzato, PDP) basato sulla mediazione docente-studente, il raggiungimento dell’autonomia da parte del bambino può diventare più veloce nell’ambito del calcolo, della comprensione delle quantità, nella scrittura numerica e nell’aspetto mnemonico. Un chiaro esempio rispetto a quanto detto sono le tabelline.

L’alunno discalculico ha bisogno di costanti conferme e di una maggiore sicurezza. Ecco perché è bene mettere in atto strategie che possano accompagnarlo in un percorso di autoapprendimento: deve rendersi conto che sta imparando.

Una donna lavora con il computer e la calcolatrice
L’uso della calcolatrice e di altri software compensativi aiuta l’alunno a controllare che un calcolo sia stato svolto correttamente e ad ottenere maggiore fiducia e maggiore autostima

Tutti gli strumenti compensativi e le misure dispensative citati sono concepiti per fare in modo che una volta acquisita la giusta sicurezza, l’alunno possa controllare che un calcolo sia stato svolto correttamente attraverso la calcolatrice, ciò gli permette a poco a poco di ottenere maggiore fiducia e maggiore autostima anche nel metodo di studio.

Gestire il tempo diventa fondamentale e imparare a farlo è tra gli obiettivi che in presenza di discalculia vanno man mano raggiunti, onde evitare situazioni di frustrazione che molto spesso vengono confuse con una pigrizia dell’alunno. A quest’ultimo viene permesso di richiedere del tempo aggiuntivo durante lo svolgimento delle prove previste per la valutazione degli apprendimenti.

Fondamentali sono oggi tutti quei software didattici, con funzione compensativa, che facilitano la decodifica dei simboli così che l’alunno possa svolgere autonomamente i compiti. Importanti diventano anche le mappe concettuali e i software per realizzarle, tra cui Algor Education. Con Algor si può partire dal proprio materiale, per esempio la foto di una pagina del libro o gli appunti sulle regole di un’operazione, e ottenere con l’AI una mappa concettuale, un riassunto e le flashcard per ripassare con la ripetizione dilazionata; la mappa si può anche costruire a mano nell’editor, personalizzare con colori, font e layout diversi, arricchire con immagini nei nodi e condividere in modo semplice con compagni e insegnanti. Le mappe concettuali, grazie al principio di sequenzialità, permettono all’alunno di memorizzare più facilmente regole, concetti e numerazioni, associandoli a immagini e a testo ridotto.

Articolo di Mariana Ciaglia, pedagogista.

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