Tesina di terza media su “La mafia”
Nina Komadina
April 27, 2023

Tesina su “La Mafia”
Quante volte l’abbiamo sentito dire? Bisogna parlare di mafia, di criminalità organizzata, della lotta dei singoli onesti per cercare di contrastare il fenomeno, con la speranza di sradicare del tutto questo cancro che affligge la società. Le organizzazioni di stampo mafioso seguono schemi molto simili tra loro in tutto il mondo, puntando tutte (con le dovute differenze) sulla collaborazione silenziosa anche di chi non ne fa direttamente parte, sfruttando la paura dei singoli.
Vista la forza che la mafia italiana è riuscita a ottenere in quasi due secoli di vita, una tesina di terza media sulla mafia servirà sia ad accrescere la propria consapevolezza sia a comprendere quante materie diverse questo tema riesca a toccare nel mondo contemporaneo.
I collegamenti possibili, che analizzeremo di seguito, potrebbero essere:
Educazione civica: il concetto di mafia e il pericolo dell’omertà
La mafia, così come la criminalità organizzata in generale, è per definizione la perfetta antitesi del concetto di legalità su cui dovrebbe basarsi una società sana. Come si può leggere infatti nella voce dedicata di Treccani online, con mafia si intende:
“il complesso di piccole associazioni criminose (dette cosche), segrete, a carattere iniziatico, rette dalla legge dell’omertà e regolate da complessi riti che richiamano quelli delle compagnie d’arme”.
Un concetto qui fondamentale è quello di omertà. Il carattere violento e criminale dei mafiosi riesce infatti a esercitare una tale pressione psicologica che le loro stesse vittime spesso non hanno il coraggio di denunciare i crimini. Questo meccanismo va però invertito se si vuole davvero sconfiggere la criminalità organizzata, sia tramite una maggiore informazione e l’educazione alla legalità a scuola, sia tramite reti di supporto e tutele per chi denuncia. Anche la legge italiana si è evoluta: dal 1982 il codice penale prevede un reato specifico, l’associazione di tipo mafioso (articolo 416-bis), e la confisca dei beni dei mafiosi, che grazie a una legge successiva possono essere riutilizzati per scopi sociali.
Storia: la metà dell’800, il contesto in cui nacque la mafia
La mafia, nella forma organizzata in cui la conosciamo oggi, nacque verso la metà dell’Ottocento in Sicilia, allora parte del Regno delle Due Sicilie dei Borbone. In una società ancora dominata dai grandi proprietari terrieri, e in cui lo Stato era debole e lontano, alcuni gruppi di uomini armati, amministratori e guardiani dei latifondi e degli agrumeti si imposero come “mediatori violenti”: offrivano protezione, risolvevano le dispute e controllavano i commerci, facendosi pagare con denaro e potere.

Fu dunque in un contesto privo di uno Stato centrale forte, anche dopo l’Unità d’Italia, che questi gruppi iniziarono ad associarsi, creando un vero e proprio sistema basato sull’uso della forza. Il potere che acquisirono fu tale da influenzare a lungo la politica locale e nazionale. Nella seconda metà del Novecento la lotta alla mafia ebbe i suoi protagonisti più noti nei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, artefici del maxiprocesso di Palermo (1986-1987) e uccisi nel 1992, e nel generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso nel 1982 da prefetto di Palermo.
Geografia: l’Italia, terra in cui nacque la mafia
Sebbene le mafie italiane non siano le uniche esistenti a livello globale, sono probabilmente quelle che hanno avuto più fama. Le principali organizzazioni sono legate ad alcune regioni del Sud: Cosa Nostra in Sicilia, la ’ndrangheta in Calabria, la camorra in Campania e la Sacra Corona Unita in Puglia. Oggi però i loro affari si estendono anche al Centro-Nord e all’estero, dove investono il denaro ottenuto illegalmente.
Il carattere peninsulare dell’Italia, al centro del Mediterraneo e con molti porti, ha sempre favorito i commerci internazionali: da un lato quelli leciti, come le esportazioni di macchinari, veicoli, moda e prodotti alimentari; dall’altro quelli illeciti, basati soprattutto sul contrabbando e sul traffico di droga. Proprio gli aspetti geografici e morfologici dell’Italia, inoltre, contribuiscono a renderla una delle principali mete turistiche del mondo, e il turismo è uno dei settori più importanti dell’economia nazionale.
Scienze: come agiscono le droghe sul nostro corpo
Uno dei traffici che hanno fatto la fortuna delle mafie, a partire dalla seconda metà del Novecento, è quello delle droghe, chiamate più correttamente “sostanze stupefacenti” o “psicotrope”. Sono illegali perché estremamente dannose per il singolo e pericolose per l’intera comunità: agiscono sul sistema nervoso provocando i più disparati effetti, dal rilassamento fino a stati di sovraeccitazione e allucinazione. La loro azione chimica, che altera il funzionamento dei neuroni e dei messaggeri chimici del cervello, porta presto chi ne fa uso nel circolo vizioso della dipendenza, psicologica e spesso anche fisica.

Tecnologia: l’ecomafia, caposaldo della criminalità organizzata
Uno degli ambiti in cui le mafie si sono infiltrate con più successo è quello del ciclo dei rifiuti, a cui negli ultimi anni si sono aggiunti gli appalti legati alla transizione ecologica, come quelli per le energie rinnovabili. Per indicare questo fenomeno l’associazione Legambiente ha coniato negli anni Novanta il termine “ecomafia”. Le ecomafie guadagnano abbattendo i costi dello smaltimento con pratiche illegali e dannose per l’ambiente: roghi di rifiuti, discariche abusive, scarichi industriali nei terreni e nelle falde acquifere, costruzioni non in regola. Questo preoccupante fenomeno offre spunti di riflessione su quanto sia importante che le tecnologie per l’ambiente siano accessibili e controllate, così da portare benefici reali alle comunità locali.
Matematica: la matematica a disposizione delle forze dell’ordine
La continua evoluzione della mafia la rende una realtà criminale estremamente difficile sia da individuare che da combattere. Grazie alla matematica applicata e all’analisi dei dati, però, le forze dell’ordine riescono oggi a mettere in atto operazioni prima impensabili:
- il tracciamento e la mappatura delle zone più a rischio grazie a indici statistici creati ad hoc;
- la previsione dei fenomeni criminali tramite programmi di analisi dei dati basati su algoritmi che imparano dai casi passati;
- l’impostazione di soglie numeriche e di indicatori che segnalano movimenti bancari sospetti, aiutando gli investigatori a individuare piste difficili da vedere “a occhio nudo”.
Educazione fisica: quando la mafia inquina lo sport
L’ultima applicazione della matematica contro la mafia è particolarmente utile quando si tratta di riciclaggio di denaro, cioè di far sembrare legali guadagni ottenuti con attività criminali. Applicata allo sport, questa strategia può consistere nell’acquisto di società sportive in cui investire denaro sporco, che risulta così come un guadagno legale. Un altro modo in cui la mafia ha inquinato lo sport sono le scommesse clandestine e le partite truccate, che hanno colpito diverse discipline, tra cui spiccano le corse dei cavalli e il calcio.

Arte: la mafia e il furto di opere d’arte
Alzando il tiro delle proprie fonti di reddito, la mafia ha sfruttato anche il mondo del collezionismo artistico e del traffico di opere d’arte. Il caso più famoso è il furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio, rubata nel 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo: secondo le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia il furto è legato a Cosa Nostra, e il dipinto non è mai stato ritrovato. L’opera è un esempio della capacità di Caravaggio di esprimere il pathos di un grande evento religioso, la nascita di Gesù, con un abile uso del chiaroscuro. La costruzione della tela guida lo spettatore a concentrarsi prima su Maria e poi sul Bambino, grazie agli sguardi delle figure e alla posizione dell’angelo in volo.
Italiano: la società della mafia in “Il giorno della civetta”
Uno scrittore che dedicò gran parte della sua opera a denunciare la mafia fu Leonardo Sciascia, autore siciliano che seppe unire il pessimismo sulla realtà della sua terra alla fiducia illuminista nella ragione umana. Fortemente legato alla Sicilia, denunciò il sistema mafioso sia con il teatro (ad esempio ne “L’onorevole”) sia con i romanzi. Il più celebre è “Il giorno della civetta” (1961), un romanzo giallo e di denuncia ispirato a fatti reali: l’autore prese spunto dall’omicidio del sindacalista Accursio Miraglia, ucciso a Sciacca nel gennaio del 1947. Attraverso l’indagine del capitano Bellodi, Sciascia porta a galla l’omertà della gente comune e le ipocrisie di una classe dirigente che arrivava a negare l’esistenza stessa della mafia.
Musica: il boss Cutolo nel racconto di “Don Raffaè”
Anche la canzone d’autore italiana ci ha regalato un ritratto memorabile della criminalità organizzata con “Don Raffaè” (1990) di Fabrizio De André, scritta insieme a Massimo Bubola e Mauro Pagani. Il brano è raccontato in prima persona da un agente del carcere di Poggioreale, che descrive con ammirazione un boss detenuto chiaramente ispirato a Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata. Il dialetto napoletano, il ritmo allegro e gli strumenti tradizionali partenopei creano un contrasto ironico con il contenuto: il boss, anche da recluso, mantiene i privilegi di un potente, mentre lo Stato appare debole e assente.
La mappa concettuale della tesina sulla mafia
Ecco infine il percorso completo riassunto in una mappa, con la mafia al centro e un ramo per ogni materia: uno schema utile per ripassare e per seguire un filo logico durante il colloquio orale.

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