Tesina di terza media su “Il razzismo”

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Nina Komadina

February 23, 2023

Il razzismo

Tesina di terza media su “Il razzismo”

Nel mondo contemporaneo, sempre più attento all’inclusione, il tema del razzismo è sempre più studiato e rilevante, ed è una scelta forte e attuale per la tesina di terza media. Oggi moltissimi attivisti in ogni parte del mondo si battono per una società più equa e, dietro questa lotta, ci sono aspetti che toccano ogni ambito della vita umana. Capire in quali modi si è sviluppato il razzismo nel corso della storia è un modo per aumentare la consapevolezza su questo tema e aiutare a combattere un male ancora troppo diffuso.

Anche se la tesina non è obbligatoria, per il colloquio orale dell’esame molti studenti preparano un percorso che collega le diverse materie: se cerchi altri spunti, leggi le nostre idee per la tesina di terza media o la tesina su un tema vicino come la libertà.

I possibili collegamenti al tema del razzismo, analizzati di seguito, potrebbero essere:

Geografia: la demografia degli Stati Uniti

Visto che questa tesina di terza media si concentrerà sul fenomeno del razzismo partendo da colonialismo e schiavismo, è interessante avere un’idea di base della popolazione degli Stati Uniti. Il Paese ha oltre 330 milioni di abitanti, di cui circa uno su otto si identifica come afroamericano (una quota che sale se si considerano anche le persone di origine mista). La percentuale di persone afrodiscendenti aumenta molto negli Stati del Sud-Est, con picchi in Louisiana, Mississippi e Georgia: questo dato non è casuale e affonda le sue ragioni in motivi sia storici che economici.

Incisione ottocentesca di persone ridotte in schiavitù costrette a scendere nella stiva di una nave negriera
Incisione ottocentesca che mostra il ponte di una nave negriera: esseri umani trattati come merce e trasportati per essere venduti come schiavi.

Storicamente, come vedremo nel corso della tesina, le persone afrodiscendenti sono arrivate in grandissimi numeri nel continente Americano come schiave dei grandi proprietari terrieri colonialisti europei – soprattutto britannici, spagnoli, francesi e portoghesi. Il clima del Sud degli Stati Uniti, caldo e umido, è ideale per un’agricoltura estensiva, che fin dall’epoca coloniale si concentrò soprattutto su cotone, tabacco e canna da zucchero. È per questo che in queste zone venne ampiamente sfruttata la manodopera degli schiavi, deportati dall’Africa su navi negriere attraverso l’Atlantico per lavorare nelle piantagioni.

Inglese: il Commonwealth e Kipling

Guardando alla storia del mondo anglofono, il fenomeno razzista dello schiavismo è legato a doppio filo all’impero coloniale britannico, da cui nel 1931 nacque formalmente il Commonwealth. Prima di diventare un’associazione di Stati indipendenti, gran parte di questi territori era direttamente controllata dalla corona britannica. Dal Seicento in poi, infatti, l’Inghilterra seppe sfruttare la propria forza navale per sottomettere moltissimi popoli, sfruttandoli economicamente e non solo, e partecipò in modo massiccio alla tratta degli schiavi, abolita dal Regno Unito solo nel 1807.

Questo sistema di sottomissione imperiale si basò all’epoca anche su alcune convinzioni razziste delle élite della Gran Bretagna, da cui nacque un intero filone letterario. Il suo esponente più noto è probabilmente Rudyard Kipling, autore di opere famosissime come “Il libro della giungla” (1894), che sostenne l’obbligo morale dei bianchi di “civilizzare” popoli ritenuti “inferiori”. Questa idea, oggi riconosciuta apertamente come razzista, è espressa in modo esplicito nella poesia “Il fardello dell’uomo bianco” (The White Man’s Burden, 1899), basata sulla convinzione che gli europei fossero superiori agli altri popoli e quindi avessero il diritto, anzi il dovere, di imporsi su di loro.

Tecnologia: la sgranatrice di cotone e le macchine a vapore

Dal punto di vista pratico, l’enorme organizzazione economica dello schiavismo fu alimentata anche dalla tecnologia. Nel 1793 l’americano Eli Whitney brevettò la sgranatrice di cotone (cotton gin), una macchina che separava in modo rapido le fibre dai semi, un lavoro che prima si faceva lentamente a mano. Coltivare cotone divenne così molto più redditizio e le piantagioni del Sud si allargarono, con una richiesta sempre maggiore di schiavi. Nello stesso periodo, in Inghilterra, la Rivoluzione industriale portava nelle fabbriche tessili i telai meccanici mossi da macchine a vapore alimentate a carbone, che trasformavano in tessuti proprio il cotone raccolto dagli schiavi americani. In altre parole, il razzismo teorico non fu l’unico motore del sistema schiavista: le nuove macchine lo resero ancora più conveniente.

Storia: la guerra di secessione e la questione schiavista

Il sistema della schiavitù influì significativamente non solo sulla vita di milioni di persone, ma anche su uno degli eventi più importanti della storia americana: la guerra di secessione (1861-1865). Detta anche guerra civile, essa vide contrapposti:

  • Il Nord, con un tenore di vita più alto e un’economia basata sui commerci e sulle grandi industrie;
  • Il Sud, fatto di una società agraria latifondista che faceva un ampio uso di manodopera schiavista per coltivare cotone, tabacco, canne da zucchero e non solo.
La bandiera degli Stati Uniti dell’epoca e la bandiera confederata degli Stati del Sud, separate da uno strappo
Immagine che rappresenta lo strappo tra la bandiera degli Stati Uniti dell’epoca e la bandiera confederata degli Stati del Sud.

Il Nord era in larga parte contrario alla schiavitù, sia per motivi morali, sostenuti dal movimento abolizionista, sia per ragioni economiche e politiche: la schiavitù garantiva al Sud agrario guadagni altissimi e una classe di latifondisti estremamente influente, e il Nord non voleva che si estendesse ai nuovi territori dell’Ovest. Le tensioni esplosero con l’elezione a presidente di Abraham Lincoln (1860), contrario all’espansione della schiavitù, a cui gli Stati del Sud risposero con la secessione dal resto del Paese.

La guerra di secessione si concluse con la vittoria del Nord, che mantenne unito il Paese; nel 1865 il XIII emendamento abolì la schiavitù nella Costituzione, liberando circa quattro milioni di persone. Nonostante ciò, due elementi contribuirono a mantenere vivo il razzismo nel Paese:

  • Da un lato proseguirono i linciaggi e l’esclusione sociale delle persone afrodiscendenti, rafforzata negli Stati del Sud dalle leggi sulla segregazione razziale (le cosiddette leggi “Jim Crow”), rimaste in vigore fino agli anni Sessanta del Novecento;
  • Dall’altro lo stesso XIII emendamento continuò a permettere il lavoro forzato come pena per chi era condannato per un reato. Così moltissime persone uscirono dalla schiavitù solo per essere arrestate poco dopo con pretesti superficiali e costrette a lavorare gratuitamente, spesso proprio nelle piantagioni, grazie a questa eccezione legale.

Musica: le note del riscatto dal blues al jazz

La minoranza afroamericana, portata con la forza negli Stati Uniti per essere sfruttata, riuscì nonostante condizioni di vita tremende a sviluppare un genere musicale che ancora oggi è alla base di moltissimi altri, dal rhythm and blues di Beyoncé al pop soul di Adele. A partire dai canti di lavoro intonati dagli schiavi nelle piantagioni e dagli spiritual e dai canti gospel, nacque il blues, il cui nome richiama la malinconia (in inglese to feel blue significa “sentirsi giù”): le sue caratteristiche blue notes, note leggermente abbassate rispetto alla scala tradizionale, danno alle melodie il loro tono malinconico.

Sassofonista suona nella penombra avvolto dal fumo
Il jazz si basa sull’utilizzo di molti fiati e ottoni, tra cui le trombe e il sassofono – che ne sono probabilmente l’elemento più riconoscibile.

Attraverso molti passaggi successivi, che richiederebbero una tesina a sé, si formò man mano una delle perle del panorama musicale di sempre: il jazz. Facendo della Louisiana e di New Orleans la loro culla, moltissimi artisti aiutarono a decostruire non solo alcuni pregiudizi razzisti, ma anche gli schemi tipici della musica dando vita ad uno stile:

  • Estremamente ritmato;
  • Per antonomasia basato moltissimo sull’improvvisazione;
  • Con forti elementi di richiamo delle melodie che venivano cantate nelle piantagioni.

Arte: l’antirazzismo ottocentesco di Géricault

Nei primi decenni dell’Ottocento, mentre in Europa cresceva il movimento per l’abolizione della schiavitù, anche l’arte iniziò a proporre rappresentazioni antirazziste. Ne è un esempio il pittore francese Théodore Géricault, vicino alle idee abolizioniste, che scelse di ritrarre con dignità soggetti afrodiscendenti. Nel suo capolavoro, “La zattera della Medusa” (1818-1819), in cima alla piramide di naufraghi c’è proprio un uomo nero che sventola un drappo verso la nave all’orizzonte: è lui a incarnare la speranza di salvezza di tutti. Géricault dipinse anche diversi ritratti di uomini e donne neri, come la “Coppia di neri”, in cui i due protagonisti non sono comparse esotiche ma persone con emozioni proprie. Dal punto di vista artistico si può notare un uso abile del chiaroscuro per rendere la profondità e la forza drammatica dei corpi, tipica del Romanticismo.

Educazione fisica: le olimpiadi del 1936

L’antirazzismo si sviluppò non solo nell’arte e nella musica, ma anche negli sport. Uno dei momenti più importanti in questo senso furono le Olimpiadi del 1936, che si svolsero a Berlino sotto lo sguardo di Hitler, deciso a farne una vetrina della propaganda nazista. Questa edizione non è ricordata solo perché inaugurò la tradizione della staffetta della fiamma olimpica, ma anche, e forse soprattutto, per l’atleta afroamericano Jesse Owens. In netto contrasto con l’ideologia nazista della superiorità “ariana”, Owens vinse quattro medaglie d’oro: 100 metri, 200 metri, salto in lungo e staffetta 4x100. Questo fu il modo pacifico con cui Owens schiacciò le convinzioni razziste secondo cui le etnie bianche sarebbero geneticamente superiori a tutte le altre.

Jesse Owens in volo durante un salto in lungo davanti a uno stadio gremito
Jesse Owens ritratto durante una gara di salto in lungo, una delle specialità in cui vinse l’oro a Berlino.

Italiano: “Se questo è un uomo” e il razzismo di sistema

Il contrasto tra Owens e la propaganda nazista è ancora più forte se si pensa alla macchina razzista dei campi di concentramento che la Germania mise in piedi in quel periodo. Per quanto riguarda la letteratura italiana, troviamo una delle massime testimonianze della tragedia dei lager in “Se questo è un uomo” (1947) di Primo Levi. L’opera racconta l’esperienza dello scrittore, deportato perché ebreo, nel campo di Monowitz, parte del complesso di Auschwitz, e ripercorre con uno stile molto asciutto la deportazione, la vita nel campo e la liberazione.

Filo spinato e lampione di un campo di concentramento contro un cielo grigio
L’antisemitismo è una forma di razzismo contro le persone ebree e ha portato a una delle tragedie più grandi della storia: la Shoah e i campi di concentramento e di sterminio nazisti.

Deportati in gran parte per la loro appartenenza a minoranze perseguitate, a partire dagli ebrei, e quindi vittime di discriminazioni razziali, gli internati devono imparare da subito nuove regole e sopportare tutti i soprusi che vengono imposti loro. Levi tocca tantissime tematiche che vanno dalla quotidianità di Monowitz alle riflessioni personali sul senso della dignità umana, lasciando però che sia il lettore a formare il proprio giudizio personale su quanto accaduto.

Educazione civica: l’articolo 3 sull’uguaglianza

Purtroppo il razzismo di Stato toccò anche l’Italia fascista, con le leggi razziali del 1938 contro gli ebrei e, negli anni della guerra, con i campi di internamento e di transito da cui partirono i convogli per i lager nazisti. Per evitare che una pagina così tragica della storia potesse ripetersi, i padri costituenti dell’Italia Repubblicana decisero di inserire un articolo inequivocabile in Costituzione:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

L’articolo 3 della Costituzione rende dunque illegittima ogni discriminazione per legge, compreso il razzismo di Stato, e rappresenta sia uno dei valori cardine della cittadinanza sia un limite invalicabile per lo Stato democratico di diritto.

Per esporre il percorso all’orale senza perdere il filo, può essere utile riassumere tutti i collegamenti in una mappa. Con Algor puoi creare una mappa concettuale online partendo da un argomento, come “Il razzismo”, oppure dai tuoi appunti, e poi modificarla a mano nell’editor aggiungendo le materie del tuo percorso. Ecco come potrebbe presentarsi la mappa di questa tesina.

Mappa dei collegamenti per la tesina di terza media sul razzismo, con al centro il titolo e intorno le materie illustrate da immagini
Il percorso della tesina sul razzismo tradotto in forma di mappa dei collegamenti, realizzata con Algor.
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